Descrizione
La “Villa della Fontanaccia” si trova sul pendio meridionale del monte Tolfaccia in posizione dominante e strategica, sulla cui cima sorse in età medioevale l’antica Tulfa Nova, il toponimo fa riferimento alla tenuta annonaria ottocentesca così denominata per la presenza di un vecchio fontanile ancora esistente.
I ruderi di questa villa rustica erano nel recente passato indicati col nome di “Muracci” e si estendono in un’area di 7000 mq.
La prima campagna di scavi scientifici ebbe inizio nel 1987.
L’insediamento romano fu frequentato già dal II sec. a.C. come attestano le strutture risalenti a quel periodo. Ma il complesso poggia su un’antecedente necropoli della prima fase del Ferro, IX-VIII sec. a.C.,3 anch’essa indagata nel 1993.
Questa grande fattoria poteva attingere a due sorgenti d’acqua potabile, oggi captate dall’omonimo fontanile e da quello detto del “Giglio”.
Oltre la pars rustica, adibita ad attività produttive, ambienti e alloggi servili, vi era una sontuosa pars dominica, destinata ad ambienti residenziali, purtroppo indagata solo in minima parte, che però ha evidenziato la ricchezza dei proprietari del complesso, attraverso il ritrovamento durante gli scavi degli anni 90-91, di ambienti ricchi di mosaici pavimentali e di affreschi parietali.
Inoltre anche la ceramica rinvenuta in quest'area ha permesso di confermare che la prima fase della villa fu augustea. Oggi possiamo dire con sicurezza che verso la fine del II sec. d.C. almeno una parte della villa fu abbandonata: subì notevoli trasformazioni a causa di un importante evento sismico che causò ingenti danni all’impianto originale. Solo in tarda età imperiale, la villa fu interessata da una nuova fase abitativa.
Il complesso di età giulio-claudia fu costruito, vista la morfologia del terreno e la sua conformazione argillosa, su quattro terrazzamenti sorretti da strutture in opera reticolata.
Il primo terrazzamento è delimitato a sud dal muro nord della villa e a nord dal costone del Monte Tolfaccia ed ospita alcuni ambienti di età repubblicana: gli scavi degli anni ’90 infatti avevano già evidenziato la pianta di un piccolo tempio forse in antis, andato distrutto a causa di un incendio che potrebbe aver provocato il crollo e l’abbandono dell’intera struttura.
Alla stessa età, risalgono un altro edificio, un probabile thesauros di età ellenistica che ospita al suo interno una sepoltura infantile antecedente e una strada basolata con andamento E/W.
Inoltre appena a nord del tempio, è stata indagata una vasca butto rivestita in opus signinum: il suo contenuto, intatto al momento del ritrovamento e risalente al I sec. d.C., era costituito da materiale ceramico di scarto, oggi esposto al Museo di Allumiere.
Sempre nella prima terrazza, al di sopra degli strati relativi al tempio e al suo abbandono, sono stati rinvenuti i resti di una capanna gota, risalente alla metà del V sec. d.C., abbandonata a causa di un incendio dovuto a cause naturali o ad un’incursione di Vandali nell’entroterra di Civitavecchia.
Attraverso la seconda terrazza, costituita da un muro in opera cementizia priva di paramento, si entrava in ambienti ipogei: un atrio di servizio e una latrina. Quest'ultimo era un ambiente con volta a botte al quale si accedeva tramite una scala in muratura ed era illuminato da due finestre a gola di lupo che si aprono nel muro.
Dalla cucina, caratterizzata da un bancone di cottura in muratura ad "elle" sostenuto da 4 archetti, provengono i due crateri con iscrizione votiva, dedicati alla dea Diana: il più famoso ed esposto al museo di Allumiere è quello che riporta una dedica alla divinità, o meglio la soluzione di un voto. Anche la presenza di questi crateri votivi ha perciò fatto supporre per molto tempo, che nelle vicinanze del “Monte Tolfaccia” ci sia un tempio dedicato alla dea Diana.
Ci sono poi altri ambienti servili non ancora identificati. Ad est invece si aprono gli ambienti del balneum di età giulio-claudia, che risultano in pessimo stato di conservazione e se ne osservano solamente le fondamenta, poiché nel corso del XIII secolo d.C., fu impiantata una fornace per laterizi: ancora oggi sono ben distinguibili le tracce rosse e nerastre di cottura.
Un terminus post quem per la datazione della fornace è costituito dal ritrovamento di maiolica arcaica trecentesca rinvenuta nel battuto d’uso dell’officina, che ricoprivano completamente i livelli di età romana.
Nel terzo terrazzamento vi era il giardino che nella metà del II sec. d.C. venne utilizzato come cimitero servile: la sepoltura numero 5, l'unica ad essere stata scavata in profondità, era riempita da strati di terra argillosa, pietre e trachite, ha restituito il corredo intatto composto da un asse purtroppo non leggibile, frammenti di un balsamario di vetro incolore, risalente al II sec. d.C. e una lucerna a becco cuoriforme, decorata sulla spalla da rami floreali. Grazie al bollo Florenti(i Velini) rinvenuto al centro della base, è stato possibile datare la sepoltura: l'esemplare di produzione italica è databile tra fine II, inizi III sec. d.C
Tra le altre sepolture rinvenute, spicca quella di un giovane, rinvenuto con una laminetta di piombo iscritta ed arrotolata su sé stessa contenente una defixio, poggiata sul petto, contro Quintus Agrippini Servus.
Dopo l'apertura e il restauro del fragile reperto, è stato possibile leggere non senza difficoltà la defixio, la maledizione in essa contenuta, che colpisce duramente il servo di Agrippino Quinto, uno dei due servi addetti alla custodia del latifondo. Ma lo studio della defixio, attraverso il confronto con l'iscrizione che si trova sul cratere rinvenuto nella cucina, ha anche offerta la possibilità di ipotizzare l'appartenenza della villa a una gens degli Avidii, parenti di quell'Avidio Cassio che si dichiarò imperatore dopo la notizia, falsa, della morte di Marco Aurelio e per questo dichiarato hostis del senato.
Mentre Avidio Cassio venne ucciso, i suoi eredi furono risparmiati e solo parte delle sue proprietà non furono confiscate dallo stato Romano, tra cui l'enorme latifondo sito oggi in località La Fontanaccia, che ebbe ancora lunga vita.
Il quarto terrazzamento della villa non è mai stato indagato e ad oggi non sappiamo se e quali ambienti ospita.
Modalità d'accesso
Gratuito
Indirizzo
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Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2025, 09:47